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Radici comuni: l’economia vegetale come modello per le cooperative

Sabato 28 giugno 2025 in occasione del Passaggi Festival di Fano abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare la presentazione del Dizionario di Economia Civile curato dai Prof. Zamagni e Bruni. Durante l’intervista con il giornalista Varagona, è stato proprio il Prof. Bruni a presentare in maniera brillante il progetto portato avanti nella redazione del libro e le storie legate all’esperienza fatta.
Tra i numerosi accenni del Prof. Bruni, quello che soprattutto ha innescato la nostra curiosità è stato quello dedicato alla cosiddetta economia vegetale.
Partendo dal presupposto che l’intelligenza umana non sia l’unica intelligenza operante sul pianeta, c’è anche quella degli animali, degli insetti, quella delle piante…. e che i modelli economici fin qui sviluppati siano soprattutto improntati su dinamiche quali territorialità, difesa della specie legate al modello cacciatore-raccoglitore, connotate da un’aggressività spiccatamente animale.

Secondo Bruni, l’economia, teorica e pratica, degli ultimi due secoli ha seguito un paradigma animale. Nel pensare alle imprese, in particolare, le ha immaginate come un uomo, o un cervo: il cervello, da cui tutto dipende, la divisione degli organi, che corrisponde alla divisione delle funzioni. Velocità di spostamento di fronte alle crisi (incendio, carestie, pericoli), come sanno ben fare gli animali, e gerarchia tra i vari organi.
L’idea dell’economia vegetale invece si richiama a tematiche tipiche di questo mondo: le piante, infatti, hanno dovuto imparare a conoscere perfettamente l’ambiente dove erano fissate, a sviluppare fino a venti sensi per misurare e monitorare tutto intorno a loro perché, se passi tutta la vita nello stesso luogo, quel luogo lo devi conoscere perfettamente. E siccome gli animali vivevano mangiando le piante, esse hanno dovuto sviluppare una grande resilienza, che le aiutasse a resistere e a continuare a vivere anche quando perdevano gran parte del loro corpo. E non avendo né cervello né organi, hanno dovuto imparare a pensare, vedere, sentire, comunicare con tutto il corpo, valorizzando soprattutto le periferie, le zone più a contatto con l’ambiente. Soprattutto hanno dovuto imparare a vivere in perfetta cooperazione con tutto il bosco, perché un albero sopravvive se sviluppa rapporti di mutualità con il bosco intero. Questi tratti: resilienza, flessibilità e solidità portano le piante ad essere un organismo collettivo e, nei momenti di crisi, paradossalmente risultano più forti degli animali.
L’economia vegetale vuole inquadrare queste caratteristiche a livello economico offrendo un parallelo con l’esperienza cooperativa: l’architettura stessa del mondo vegetale è sviluppata in maniera “cooperativa”, distribuita e capace di resistere alle minacce.
In occasione della Giornata Internazionale delle Cooperative (CoopsDay), istituita dalle Nazioni Unite per valorizzare il ruolo fondamentale delle cooperative nello sviluppo sostenibile, nella coesione sociale e nel rafforzamento delle comunità che quest’anno è stata celebrata il 5 luglio, vorremmo raccogliere questi spunti di riflessione per valorizzare ancora di più l’esperienza quotidiana delle nostre cooperative.
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